La grande sociologia di fronte alla Grande Guerra: l’interpretazione della prospettiva russa [1]

Yugay Tatiana,  PhD, Direttore Scientifico del Centro Studi Mediterranei Italo-Russo, Cifaldi Gianmarco, PhD, Docente al Università G.d’Annunzio di Chieti-Pescara

Premessa  

La filosofia russa sociale, in generale, e, in particolare, la sociologia della guerra, ha avuto un tragico destino perchè gran parte degli studiosi sono stati costretti a lasciare la Russia dopo gli eventi drammatici all’inizio del XX secolo. Il centenario della Grande Guerra ha ravvivato l’interesse scientifico per quegli eventi. E’ molto importante rivisitare grandi opere di filosofi sociali e sociologi militari russi per almeno tre ragioni. Prima di tutto, perchè essendo partecipanti e contemporanei di quegli eventi hanno dato una testimonianza di prima mano dell’atmosfera pubblica di patriottismo e di grandi aspettative. In secondo luogo, perchè grazie al parere dei veterani di guerra di alto rango è stato possibile compiere ulteriori sviluppi nel campo della sociologia della guerra. Ultima ma non meno importante ragione è che oggi i loro pensieri appaiono più che mai attuali perche le odierni tensioni geopolitiche sono sorprendentemente simili a quelle che hanno portato l’inizio della Grande Guerra un secolo fa.

 

La sociologia di guerra nella Russia del XX secolo

Alla fine del XIX secolo, molteplici sono gli aspetti della grande guerra su cui i filosofi e i sociologi russi hanno posto la loro attenzione. Bisogna fare alcune considerazioni che spiegano questo interesse. Prima di tutto, la Russia era un grande impero che in virtù della forza delle armi si era  esteso in un territorio immenso ma si dimostrò piuttosto vulnerabile dal punto di vista strategico per la propria posizione geografica (territorio enorme con frontiere estese, terre prive di barriere di difesa naturali come montagne, fiumi, ecc) richiedendo l’uso di notevoli forze armate, anche in tempo di pace. L’ Impero Russo nel XIX secolo aveva subito ben otto grandi e piccoli conflitti tra cui la guerra contro Napoleone. All’inizio del XX secolo aveva subito una sconfitta umiliante nella guerra russo-giapponese (1904-1905). La decadenza dell’impero e l’emergere di nuove grandi potenze avevano rappresentato una grave minaccia per la Russia.

Questa radicale nuova situazione politica richiedeva nuovi approcci da parte della filosofia e della scienza sociologica appena nata.

In quegli anni, quasi tutte le grandi menti della Russia affrontavano la problematica connessa alla guerra e alla pace.

Nel 1863-1869, Leo Tolstoj aveva scritto il suo capolavoro “Guerra e Pace” sulla guerra russo-francese del 1808-1812 dove aveva messo in evidenza il ruolo del patriottismo russo nella vittoria su Napoleone.

Alla vigilia della Grande Guerra, il pensiero sociale e politico della Russia era rappresentato da diverse correnti: occidentale, slavofila, militarista, pacifista, darvinista e rivoluzionaria.

Per molti filosofi russi la guerra era iniziata sotto il segno della rinascita nazionale e veniva associata con grandi aspettative di egemonia su scala mondiale. Gli argomenti più popolari del discorso scientifico e pubblico erano il significato e il ruolo della guerra nella storia umana, messianismo nazionale, patriottismo, nazionalismo e internazionalismo.

In questo articolo, ci concentreremo sui fenomeni più interessanti del pensiero sociale russo degli inizi del XX secolo, vale a dire, la filosofia religiosa pre-rivoluzionaria, la sociologia militare sviluppata dagli scienziati russi all’estero e l’atteggiamento di Pitirim Sorokin verso la guerra nel contesto della storia contemporanea.

 

  1. Una risposta immediata di filosofi religiosi russi all’inizio della guerra

A cavallo dei secoli XIX e XX, filosofi religiosi russi, come Vladimir Soloviev, Nicholay Berdjaev, Sergej Bulgakov, Eugeny Trubetskoy, Semen Frank, Vladimir Ern sono stati costantemente impegnati, con punti di vista comuni, sulla questione della guerra e della pace.

Nonostante le differenze personali, i loro atteggiamenti sono stati prioritariamente fondati sul paradigma ideologico generale di Vladimir Soloviev. Le sue riflessioni sull’essenza del male, sulla violenza della guerra, sui problemi religiosi e morali della società russa servirono come punto di partenza per un ulteriore discorso sulla “via russa”.

Vladimir Soloviev (1853-1900), è stato un filosofo russo di primo piano che ha dato un contributo significativo alla comprensione socio-filosofica della guerra. La sua posizione è stata illustrata in opere come “The Meaning of War”, “Under Palm Trees”, “Three Dialogues on War, Progress and the End of the World History” ed altri libri.

La guerra, secondo Soloviev, non è solo un fenomeno socio-politico, ma è soprattutto un fenomeno che coinvolge l’ambito spirituale e culturale della vita, con la manifestazione dei conflitti spirituali tra le diverse culture, vale a dire, quelle orientali ed occidentali. Egli era decisamente contro l’uso della guerra come mezzo di attuazione del “compito messianico della Russia” e contro “la forza delle armi”.

Analizzando i risultati della guerra di Crimea (1853-1856) e la guerra russo-turca (1877-1878) nella sua opera “The Meaning of War”, Soloviev sottolinea che il compito messianico della Russia è un “peccato storico” e che queste guerre avevano dato due lezioni dure e due severi ammonimenti e che “non dobbiamo aspettare per il terzo avvertimento, che potrebbe essere l’ultimo”[2]. Pensando alle cause della guerra, Soloviev ha indicato che era necessario trovare la vera causa della “malattia” all’origine dei profondi cambiamenti interni in gran parte associati alla sfera morale e spirituale della vita[3].

Soloviev crede che per una piena comprensione della guerra come fenomeno sociale e culturale fosse necessario distinguere tre questioni: 1) generale morale; 2) storica e 3) intimo morale.

In “Three Dialogues on War, Progress and the End of the World History”, il filosofo dichiara: “ovviamente, non è giusto solo trattare il principio del male e del falso, ma i mezzi per trattare con loro, sono come la spada del guerriero o la penna del diplomatico. Questi strumenti devono essere valutati di volta in volta per l’effettiva rilevanza nelle condizioni date, e ogni volta che uno di questi è meglio, la cui applicazione è più opportuna o più idonea per arrivare al bene”[4].

Per definire il motivo della guerra Soloviev studia l’origine e l’evoluzione di molte guerre e conclude che la guerra potrebbe scomparire solo per mezzo della guerra stessa[5].

Soloviev si dichiara convinto dell’enorme importanza delle guerre nella storia umana in quanto avevano portato all’unificazione politica dell’umanità, e, quindi, alla soppressione della guerra stessa. Aveva citato una serie di esempi storici, al fine di corroborare la propria posizione per la quale le guerre avevano un ruolo principale nel processo storico di unificazione degli Stati[6].

Allo scoppio della guerra, il sociologo russo principe Eugeny Trubetskoy (1863-1920) ha iniziato a pubblicare le riflessioni sulla guerra. L’8 agosto 1914, ha scritto un articolo interessante “The Essence of War”, che rifletteva lo stato d’animo euforico della società russa.

Scrive che: “tra tutti i grandi avvenimenti accaduti in questo periodo storico, il più importante era quello punto della svolta spirituale che abbiamo sperimentato. Per la prima volta, infatti, dopo molti anni, abbiamo assistito ad una Russia unificata e integrale… Non ricordo una tale unità negli ultimi 37 anni dalla guerra turca del 1877… Un grande mistero del nostro nazionalismo è stato manifestato. Per la seconda volta nella mia memoria, la Russia ritrova la sua unità spirituale e la propria integrità per il bene della guerra di liberazione. Sta guarendo se stessa quando dimentica di sé e serve uno scopo universale della cultura. Solo quando libera gli altri, si rivela nella propria magnitudine e grandezza»[7].

Analizzando le cause della sconfitta della Russia nella guerra russo-giapponese di 1904-1905, Trubetskoy ha fatto una conclusione molto importante: “il motivo principale era stato l’assenza di uno scopo sovranazionale che potrebbe integrare la Russia, portarla a vivere un’emozione comune. Abbiamo combattuto soltanto a nostro vantaggio, per conquistare un territorio straniero… Ma la Russia non era mai stata ispirata da servire un interesse nazionale nudo. Tipicamente, il patriottismo russo non è mai stato rinvigorito dall’idea di Patria in quanto tale… E noi dovremmo credere alla santità di questo atto, dovremmo riconoscere la sua giustezza. Abbiamo bisogno di uno scopo che solleverà l’atto del nostro popolo sopra l’egoismo nazionale”[8]. Trubetskoy crede che “la liberazione di altre nazioni slave affini fosse una condizione preliminare per l’integrità morale e materiale [della Russia]… L’unità e l’integrità della Russia e la liberazione dei popoli slavi sono due appelli per il bene di cui la guerra viene condotta… Entrambi fanno un’entità indivisibile. Se le nazioni slave affini non avessero resistito contro il germanesimo belligerante, neanche la Russia avrebbe resistito. Al contrario, se la Russia fosse stata destinata a rimanere una e indivisibile, si sarebbe messo fine al giogo tedesco”[9]. Trubetskoy scrive che il senso sovranazionale e sovrapartitico della guerra aveva dato forza alla Russia, agli slavi e ai loro alleati: “Non dobbiamo indebolire noi stessi con tutte le dichiarazioni partitici limitati e discordie tribali. Dobbiamo ricordare che la nostra superiorità principale sul nostro nemico è al servizio di questo obiettivo”[10].

Purtroppo, il suo messaggio non fu ascoltato e discordie partitiche hanno portato all’uscita vergognosa della guerra e alla resa della Russia con il conseguente crollo dell’Impero russo. Tuttavia, la legge morale di Trubetskoy resta valido ancora oggi e spiega il patriottismo sovranazionale e panslavo della Russia.

Contrariamente a Trubetskoy, Ivan Ilyin (1883-1954) riscontra un imperativo morale nella guerra, in un articolo dal titolo “The Main Moral Contradiction of War”.  Egli scrive: “Nessuno dovrebbe chiudere gli occhi sulla natura morale della guerra. Torture e omicidi che le persone stanno subendo non saranno né buoni né giusti, né cosa sacra, qualunque obiettivo perseguino”[11]. “Ogni volta che un uomo di potere commette un atto di bassa moralità egli porta la colpa; quindi, la guerra è la nostra grande colpa comune. Nessuna considerazione attenuante puo sviarci da questa conclusione”[12]. Ilyin non risparmia dalla colpa né coloro che obbedirono agli ordini nè la società nel suo insieme.

Mentre Vladimir Soloviev trovava un ruolo di guru spirituale per la brillante pleiade di filosofi religiosi russi di cui si circondò, Vladimir Ern (1882-1917) fu, certamente, una sorta di motore per le discussioni pubbliche allo scoppio della guerra.

All’inizio della prima guerra mondiale, Ern si concentrava su un punto di vista mistico e religioso. Il suo entusiasmo quasi estatico contrastava con l’atteggiamento sobrio di Ilyin. “Siamo entrati in un tempo esclusivo – alla vigilia di due epoche. Davanti ai nostri occhi crollano i grandi regni e sorgono le nuove, infinite opportunità globali. Nei flussi di sangue, negli orrori dei più grandi sforzi delle combatenti nazione giganti sorge un nuovo, forse, l’ultimo giorno della storia del mondo… Nelle battaglie senza precedenti che non sapeva ancora la storia sta nascendo una nuova comprensione del mondo, dalle alcune altezze astrali scendono nuovi compiti spirituali di significato universale, e guai a quelle nazioni che, in quest’ora di grande prova saranno impreparati e sbandati spiritualmente”[13].

Ern crede che la Russia ha una missione speciale, quasi messianica in questo processo: “Arriva un momento in cui la Russia deve dire la sua parola al mondo. Russia finora ha vissuto come un grande e grandioso, ma distinto angolo nella storia del mondo. Ora ha un ruolo come arbitro delle sorti d’Europa, e dalla sua sapienza, dalla sua ispirazione e determinazione dipenderà tutta la storia futura del mondo. La Russia non era mai stata in una posizione più autorevole e non ha mai goduto di maggiore tensione spirituale e fedeltà alla sua essenza ideale. Il problema dell’Europa è posto di fronte alla nazione russa, di fronte al popolo russo stesso che chiede non dispute, non correnti diverse di “opinioni letterarie”, ma decisive imprese creative e autodeterminazione. Il problema dell’Europa in tutta la sua immensa complessità culturale, politica e religiosa si trasforma in una questione pratica della politica russa”[14].

Uno dei più originali filosofi religiosi russi Nikolai Berdyaev (1874-1948), scriveva una serie di articoli sul destino della Russia nel 1914-1917. Nell’articolo “Thoughts About the Nature of War”, ha dato una interpretazione del suo concetto di guerra e di pace. Secondo Berdyaev la guerra si svolge non solo sulla terra ma “nel cielo” cioè in altri piani di esistenza, nella profondità dello spirito. Sul piano materiale sono visibili solo i segni esteriori di ciò che sta succedendo in profondità… La natura della guerra, come la violenza materiale, è puramente riflessiva, simbolica, sintomatica, non indipendente[15].

Egli crede che “Nella profondità della realtà spirituale abbia inizio la guerra mondiale, inimicizia mondiale, odio e reciproco sterminio molto tempo fa. E quella guerra iniziata a fine luglio 1914, è solo un segno materiale di una guerra spirituale che si sta combattendo nella profondità come fosse una grave malattia dell’umanità… La guerra non ha creato il male, ne ha solo rivelato il male[16]. Egli conclude che “La guerra è una punizione immanente e al contempo la redenzione immanente. Nella guerra l’odio è fuso in amore, e l’amore in odio. Nella guerra si incontrano estremi limite e oscurità demoniaca intreccia con la luce divina. La guerra è una rivelazione materiale delle contraddizioni primordiale della vita, la scoperta dell’irrazionalità della vita”[17].

Idealista e allo stesso tempo dualistica la dialettica di Berdjaev come si evince chiaramente nella sua dichiarazione: “Accettiamo la guerra in nome del suo rifiuto. Militarismo e pacifismo sono la stessa menzogna… L’adozione della guerra è l’accoglimento di un tragico orrore della vita in quanto sussistono in essa la brutalità e la perdita dell’umanità ma anche un grande amore rifratto nel buio”[18].

Altri pensatori illustri contribuirono ad un’ulteriore comprensione del concetto di guerra nella filosofia religiosa russa.

Semen Frank (1877-1950) scrive sul significato morale della guerra. “… La ricerca del significato della guerra deve essere subordinata al requisito generale della verità, in nome della quale la guerra che viene combattuta si renda davvero necessaria, non solo per noi, ma anche per il nostro nemico. Abbiamo bisogno di capire questa guerra non come una guerra contro lo spirito nazionale del nostro nemico, ma come una guerra contro uno spirito maligno che ha posseduto la coscienza nazionale della Germania, e dunque come una guerra per il ripristino di rapporti tali da consentire il libero sviluppo della cultura paneuropea in tutte le sue espressioni nazionali. La guerra non è condotta tra Oriente e Occidente, ma tra i difensori dei diritti e protettori delle forze tra i custodi dei luoghi santi di spirito universale e i suoi detrattori e distruttori. Solo in questa coscienza si può trovare la vera giustificazione per la grande guerra europea”[19].

Vasiliy Rozanov (1856-1919) ha riconosciuto sia gli effetti positivi che negativi della guerra: “Le guerre di conquista sono spesso moralmente dannose per il vincitore ma le guerre difensive sempre e certamente sollevano lo spirito popolare, bruciano particelle impure, lo unirano, lo consolidano e lo portano al sacrificio e all’eroismo. Esse sono, in sostanza, guerre morali e educative. Tale fu la nostra guerra del 1812. Le ultime guerre combattute dalla Germania sono state tutte di conquista… In questi giorni, in cui si muovono potenti parti del corpo militare della Russia, sentiamo visivamente e concretamente, che cosa è lo “Stato” e che cosa è la “Patria”. Ahimè, in tempo di pace, noi ci sentiamo solo i “membri della società”, e gradualmente perdiamo la coscienza del “cittadino”, cioè membro dell’organizzazione dello Stato”[20].

Infine, Sergei Bulgakov (1871-1944) scrive che la crisi del sistema di valori cristiani fosse una delle principali conseguenze della Grande Guerra: “… questa guerra è una grande prova del potere dell’essere umano che ha desiderato creare il mondo a proprie immagine e somiglianza. Rappresenta l’espressione esterna della crisi dell’Umanesimo, che è stato a lungo avvertito dai menti sensibili come Nietzsche e Leontiev. Tutto questo è indicativo di una cosa: il tramonte del essere umano, “Menschendammerung” [21].

 

 

  1. La scuola russa di sociologia della guerra

In Russia, la ricerca sociologica sulla Prima Guerra Mondiale fu effettuata da una scuola scientifica di sociologia militare. La Sociologia militare si stava sviluppando in parallelo con la Sociologia generale. Le prime opere sociologiche in Russia apparvero nel 1869 e già nel 1897 lo scienziato militare russo Nikolai Korf aveva coniato il termine “sociologia militare”. Korf propose una nuova e originale definizione di guerra come: “una lotta armata di forze dei gruppi sociali”, sottolineando la necessità di creare un nuovo ramo della conoscenza scientifica, per: “esaminare fenomeni sociali da un punto di vista militare”. Secondo lui, questo ruolo doveva realizzare “una scienza dei fenomeni militari e sociali, che in parallelo con la psicologia militare poteva essere chiamata Sociologia militare”[22].

Ai fini di questa ricerca, è possibile definire almeno quattro periodi nell’evoluzione degli studi sociologici della Prima Guerra Mondiale in Russia e URSS:

1) la generazione e l’inizio della ricerca sociologica (dal 1860 fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale);

2) la ricerca effetuatta dall’entrata della Russia nella Prima Guerra Mondiale e alla firma del Trattato di pace di Brest (1914-1917);

3) lo sviluppo dell’approfondimento sociologico nel dopoguerra (1917-1939).

4) un rinnovato interesse alla vigilia del centenario della Prima Guerra Mondiale.

Questa periodizzazione coincide in parte con la divisione in periodi della Sociologia militare, fornita dal sociologo russo Obraztsov[23]. La differenza semmai la possiamo rinvenire nel gap di diversi decenni tra il dopoguerra e oggi perchè, anche se la sociologia militare come tale fu ripresa nel 1960, la Prima Guerra Mondiale ha continuato a rimanere quasi completamente fuori dalla ricerca sociologica in quanto completamente oscurata dai conseguenti eventi tragici nella storia russa, vale a dire le due rivoluzioni e la guerra civile.

La propaganda comunista considerava la Prima Guerra Mondiale come una guerra imperialista e ingiusta in contrasto con la Rivoluzione d’Ottobre. In realtà, la Prima Guerra Mondiale era stata una guerra “dimenticata”e “sconosciuta” per il grande pubblico in URSS, mentre i filosofi prerivoluzionari all’inizio della guerra avevano già utilizzato il concetto di Grande Guerra, i sociologi sovietici usavano l’attributo “grande” solo alla Rivoluzione d’Ottobre.

 

2.1. Lo sviluppo della sociologia militare dell’anteguerra

Il periodo più fecondo nella genesi della sociologia militare fu il primo. L’impero russo era entrato nell’era delle ultime guerre che avevano accelerato il suo crollo. La guerra russo-giapponese (1904-1905), la Grande Guerra, le due rivoluzioni nel 1917 e la guerra civile (1917-1923) avevano cambiato il concetto e il ruolo di società e di individuo. La sociologia militare esplorava: il “fattore morale” della guerra (psicologia sociale delle masse dei soldati e gli ufficiali); le caratteristiche particolari delle attività dell’esercito in tempo di pace e di guerra; i ruoli sociali delle gerarchie militari dell’esercito e i presupposti per il suo miglioramento attraverso il sistema di educazione militare nella preparazione della Russia alle guerre future[24]

Dopo l’ esperienza amara della sconfitta nella guerra russo-giapponese, la sociologia militare aveva ricevuto un nuovo impulso ed era diventata più dinamica. In questo periodo, gli studiosi militari esaminavano due questioni interdipendenti di fondamentale importanza: il ruolo dell’uomo e della tecnologia nella guerra moderna e i suoi effetti sulla guerra futura[25].

I primi studi empirici su larga scala dell’esercito russo erano stati effettuati tra il 1906 e il 1914. Essi si erano concentrati principalmente sulla generalizzazione delle esperienze della guerra russo-giapponese, sul miglioramento della qualità dell’istruzione nelle scuole militari e sui programmi per le riforme dell’esercito e della marina. Nel 1906, il Capo di Stato Maggiore, il tenente generale Fedor Palitsyn, capo dell’ Accademia militare e il tenente generale Nikolai Mikhnevich avevano avviato una ricerca sulla guerra russo-giapponese. Era stato condotto un sondaggio scritto di ufficiali e generali dell’esercito russo, ex studenti dell’Accademia, che si erano laureati tra il 1880-1903 ed avevano partecipato a questa guerra. Gli intervistati dovevano rispondere a due domande: quali erano i difetti identificati durante la guerra nella formazione specifica e nelle abilità pratiche di ufficiali e che cosa potevano proporre di cambiare nella formazione accademica, tenendo conto dell’esperienza di guerra. Solo il 20% dei 300 intervistati rispose alle domande. Il leitmotiv delle risposte ricevute fu l’idea di completa impreparazione della Russia e del suo esercito alla guerra. Ufficiali e generali avevano dato interessanti suggerimenti per migliorare la qualità della formazione di ufficiali e soldati. Alcune di queste proposte erano state utilizzate dallo Stato Maggiore Generale nel processo di riforma delle forze armate tra il 1906-1912[26]. Nel 1917, erano state condotte ricerche sugli atteggiamenti dei soldati in guerra (analisi di lettere) e civili (questionari)[27]

Insieme con studi teorici, la sociologia militare aveva sviluppato la ricerca empirica nel campo della psicologia militare e sulle statistiche militari. Un illustre psicologo russo Vladimir Bechterev, responsabile del Dipartamento di neurologia e psichiatria presso l’Accademia medica militare a San Pietroburgo, aveva organizzato dei laboratori di psicologia in cui aveva condotto degli studi biomedici e psicologici intensivi sulle attività funzionali dei militari.

Il chirurgo G.Shumkov, aveva, infatti, fondato la scuola russa della psichiatria militare durante la guerra russo-giapponese. Mentre lavorava presso l’ospedale militare in Harbin raccolse un materiale prezioso sul comportamento delle varie categorie di personale militare in diverse situazioni di attività di combattimento[28].

L’ex ministro militare Dmitry Milutin aveva sviluppato un approccio sociologico verso statistiche militari nelle sue opere “First Experiences on Military Statistics” (1847-1848) e «A Critical Study on Significance of Military Geography and Military Statistics». Egli presumeva che l’obiettivo dell’analisi statistica militare, intesa come scienza, fosse quello di studiare forze e mezzi di uno Stato in un dato momento, da un punto di vista militare. Egli introdusse la nozione di potenza militare dello stato. Le forze militari comprendono tutti i mezzi che uno stato ha a sua disposizione per fornire sicurezza esterna o ottenere con la forza armata i propri obiettivi politici. Le statistiche militari, quindi, considerano tutti gli elementi dal punto di vista militare, in relazione ai mezzi per fare la guerra, difensiva o offensiva. La potenza militare di uno stato può essere misurata solo relativamente, cioè, in confronto con altri stati[29].

Sociologi militari avevano a loro disposizione una banca dati statistica sufficiente. “Military Statistical Yearbook of the Army” e altri manuali statistici furono pubblicati nel 1910-1914 ma non mancavano pubblicazioni periodiche da parte dello Stato Maggiore, come ad esempio, “General List of Officer Ranks of the Russian Imperial Army”, “Seniority List of Generals”, “List of Colonels in Seniority” che fornivano informazioni utili per gli studi sociologici.

Il colonnello P.Rezhepo e il colonnello in pensione K.Oberuchev avevano analizzato i cambiamenti nella composizione sociale di corpo ufficiali e la loro carriera militare[30].

 

  1. La sociologia militare dopo guerra

Dopo la grande guerra e la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, la scienza militare russa era stata divisa in due correnti non correlate tra loro. La prima era rappresentata da una nuova generazione di scienziati che erano stati formati durante la guerra e gli eventi rivoluzionari e l’altra consisteva da un gruppo di teorici militari e storici che avevano sviluppato la scienza militare prima della grande guerra.

 

3.1. La scienza militare in URSS

Nel 1920-1930, gli studi sulla Prima Guerra Mondiale in Russia furono effettuati principalmente da storici che avevano l’opportunità di lavorare con i documenti d’archivio. Subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre, furono pubblicati i documenti diplomatici provenienti dagli archivi dei governi zarista e provvisorio. Le prime pubblicazioni sono state circa 100 Trattati segreti tra la Russia e l’Intesa. La pubblicazione più completa di documenti diplomatici in 10 volumi del periodo gennaio 1914 – marzo 1916 apparve nel 1931-1938. Più tardi vennero pubblicati altri tre volume, tra cui dei documenti del 1911-1913. Nei primi anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre gli storici sovietici avevano libero accesso alla letteratura straniera, insieme all’opportunità di lavorare in biblioteche e archivi stranieri.

Molti documenti e libri furono pubblicati dalle Accademie Militari, ma solo per uso interno. Nei primi anni post-rivoluzionari si diffusero anche le memorie di guerra scritte da veterani, politici e diplomatici, come, A.Izvolsky, M.Lemke. P.Miliukov, A.Polivanov, M.Rodzyanko, V.Suhomlinov, V.Shulgin et al e furono pubblicate memorie di “semplici” ufficiali e soldati e raccolte di lettere dei soldati.

Alla fine del 1930, l’acquisizione e la pubblicazione di libri di autori emigrati terminò. Solo i libri di ufficiali che si erano uniti all’Armata Rossa, vale a dire, M.Bonch-Bruyevich, A.Brusilov, A.Ignatiev, B.Shaposhnikov vennero pubblicati in URSS.

Una delle opere più complete pervenutaci è un libro dell’ex generale dell’esercito zarista Andrei Zayonchkovskiy (1862-1926) che include i preparativi di guerra di vari paesi, i piani di guerra delle parti, le operazioni militari, i nuovi sviluppi nell’arte della guerra[31].

L’accademico Michael Pokrovskiy (1868-1932) propose la propria concezione sull’origine e l’inizio della guerra[32] da rivoluzionario bolscevico che aveva partecipato alla Rivoluzione d’Ottobre. Pokrovskiy ha diretto aspre critiche contro l’imperialismo russo e il governo zarista, avanzando la tesi della loro colpa primaria nela guerra, descritta come una “sconfitta dopo la sconfitta” dell’esercito zarista.

Con il rafforzamento del culto della personalità di Stalin, gli studi sulla Prima Guerra Mondiale erano diventati sempre più polarizzati. I contatti con gli scienziati stranieri erano terminati, le opere straniere tenute nei “depositi speciali” e l’accesso ad esse diventava sempre più difficile e un discreto numero di studiosi venne sottoposto a repressione o ad uccisione.

L’interesse scientifico intorno alla Prima Guerra Mondiale in URSS fu ripreso solo dopo la “Perestroika” nel 1993, quando gli scienziati ebbero accesso ai fondi archivistici secretati, in particolare, ai documenti del Foreign Intelligence Service russo e si diffondevano scritti di memorie e testimonianze di emigranti che avevano partecipato alla Grande Guerra.

3.2. Gli studi della guerra dei sociologi russi all’estero

Dopo la rivoluzione socialista, la maggior parte degli scienziati militari di alto rango che avevano partecipato alla prima guerra mondiale furono costretti a lasciare la Russia, così come molti altri studiosi. Gli esuli russi hanno arricchito la scienza e la cultura occidentale, tuttavia si considerarono sempre patrioti russi al servizio della loro Patria.

La maggior parte di loro erano slavofili e, quindi, la loro visione del mondo era molto simile a quella dei filosofi religiosi russi. Ex soldati, ufficiali e generali osservavano gelosamente i riti e tradizioni militari e conservavano le reliquie dell’esercito russo, seguivano i loro interessi professionali, producevano periodici militari, avevano creato scuole militari, effettuavano lavori scientifici militari, scrivevano libri. Avevano dedicato grandi sforzi per generalizzare l’esperienza della Grande Guerra, sviluppando la dottrina militare della Russia, anticipando la futura Guerra Mondiale.

Uno dei più importanti sociologi militari russi fu il Tenente generale Nikolai Golovin (1875-1944), comandante militare russo, professore dell’Accademia di Stato Maggiore Generale in San Pietroburgo che partecipò alla prima guerra mondiale. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, Golovin prese parte al movimento Guardia Bianca e dopo la sua sconfitta emigrò in Francia nel 1920. Prima della Grande Guerra, Golovin scrisse una decina di articoli di ricerca sulla psicologia militare, sulle attività dello Stato Maggiore dell’esercito russo e dei metodi di insegnamento nella scuola superiore militare. Verso la fine del 1930, Golovin sviluppò un concetto olistico di “sociologia della guerra”, e lavorò attivamente al processo di istituzionalizzazione di un nuovo ramo della conoscenza sociologica. Golovin credeva che gli analisti di guerra dovessero studiare principalmente le strategie di guerra e delineò la sua visione nel libro “The Science of War. On the Sociological Study of War”. Secondo Golovin, la scienza della guerra doveva essere uno studio sociologico delle “leggi della statica, dinamica e dell’evoluzione della guerra”[33]. Golovin ammise che la Grande Guerra aveva esercitato un’influenza significativa sulla sociologia della guerra. “La Guerra mondiale del 1914-1918 aveva attirato nella sua orbita masse di popoli da tutto il mondo. Ciò causò cambiamenti nell’atteggiamento della scienza sociale generale circa la guerra. Anche la maggior parte delle istituzioni accademiche che nutrivano sentimenti pacifisti hanno cominciato a rendersi conto che per guarire l’umanità dalla guerra è necessario che questa malattia sarebbe stata ben studiata. E le successive ramificazioni della scienza umanitaria risentono dell’analisi dettagliata sui processi che furono causati dalla prima guerra mondiale e che l’avevano accompagnata”[34].

Grazie alla sua ricca esperienza di guerra, si può affermare che Golovin abbia dato un contributo fondamentale agli studi sulla Grande Guerra, svolgendo un’analisi dettagliata ed estesa della campagna militare sul fronte russo nel 1914, giungendo alle seguenti conclusioni:

  1. a) la Russia non era preparata per la guerra e quello ha portato al fallimento il “piano di guerra”;
  2. b) la strategia era stata sacrificata alla politica (l’ampia azione militare aveva cominciato non in conformità con l’opportunità strategica, ma su richiesta degli alleati, quello che ha portato a inutili vittime dell’esercito russo);
  3. c) la resistenza fu dovuta esclusivamente all’eroismo dei soldati e degli ufficiali;
  4. d) gli errori e fallimenti del periodo iniziale della guerra avevano in gran parte determinato la rivoluzione d’Ottobre[35].

Nel suo libro “Military Endeavors of Russia in the World War”, Golovin considera i fattori politici, storici, giuridici, demografici, economici, sociali e psicologici, che avevano influenzato il comportamento della Russia nella guerra, concludendo che il paese non poteva sopportare la “tensione militare” e la “sovratensione”. Egli scrive: “…la Russia è stata sconfitta, senza la vittoria decisiva dei suoi nemici sopra l’esercito russo in teatro di guerra. L’Impero … aveva cominciato a decomporsi dall’interno; questa espansione è stata trasmessa all’esercito; il collasso dell’esercito, a sua volta, ha portato al crollo dell’intero Stato”[36].

Secondo Golovin, a causa della complessità della guerra moderna lo stato aveva bisogno di una dottrina militare, cioè “un’applicazione puramente pratica delle conclusioni della scienza militare”; era impossibile svilupparla senza tener conto delle “condizioni economiche, governative, nazionali”. Dal punto di vista psicologico, questa dottrina avrebbe dovuto essere una sorta di “opinione pubblica” adottata dalla coscienza collettiva[37].

Insieme con la generalizzazione filosofica dell’esperienza della guerra, Golovin aveva sviluppato un originale sistema di indicatori sociali che lo avevano aiutato a comprendere i fenomeni di guerra. Aveva introdotto due nozioni generali: “potenza militare del Paese” e “resilienza morale delle truppe”. Mentre il primo teneva conto di fattori non solo sociali, politici e militari, ma anche economici, il secondo era legato al “sentimento intimo della guerra”.

Nelle opere successive, Golovin concretizzava il concetto di “resilienza morale delle truppe” che includeva i particolari indicatori: la relazione tra perdite sanguinose e perdite di prigionieri (per le diverse categorie di militari e delle truppe da combattimento, per i coscritti provenienti dalle varie regioni (province) della Russia)[38], il numero di soldati che erano fuggiti dalla cattività[39], l’indicatore empirico di “morbosità” delle truppe[40], diserzioni dall’esercito[41].

Infine, Golovin presume che il contenuto delle lettere dei soldati poteva servire come misura integrata di sentimenti di massa dei soldati, che gli aveva permesso di ottenere un quadro complessivo dei cambiamenti nei sentimenti nell’esercito[42].

Alla fine degli anni 1930, Pitirim Sorokin, un famoso sociologo americano d’origine russa, aveva invitato N.Golovin e A.Zaitsev a partecipare al suo grande progetto di ricerca “Social and Cultural Dynamics”.

Un altro studioso della prima guerra mondiale è stato il Maggiore Generale Alexey Baiov (1871-1935). Egli all’inizio della Grande Guerra, fu nominato Capo di Stato Maggiore del Terzo Esercito e dopo la Rivoluzione d’Ottobre, emigrò in Estonia. Nel 1920-1926, insegnò in scuole militari estoni, sviluppando i corsi “La Grande Guerra mondiale” e “Lezioni sulla strategia”. Scrisse il libro “History of World War I, 1914-1918 at the Franco-German front”. Di particolare interesse sono state le sue opere “Russia’s Contribution to the Allies’ Victory” e “Origins of the World’s Great Drama”.

Baiov crede che le guerre svolgessero un ruolo significativo nel progresso umano. “… La tutela degli interessi essenziali dei popoli e delle nazioni, la decisione dei loro principali compiti storici, garanzia per la crescita nazionale e lo sviluppo inclusivo, può essere raggiunto, secondo le parole del fondatore dell’impero tedesco Bismarck, con “sangue e ferro”. La Guerra era l’unico mezzo per raggiungere questi obiettivi e, per di più, moralmente legale”. Egli sostiene che la Russia fosse destinata “nel prossimo futuro a condurre delle guerre numerose e molto pesanti”. Queste guerre dovevano essere combattute “al fine di recuperare alla Russia il suo nome glorioso e a noi caro, aiutarla a prendere il suo posto tra gli altri stati, per sviluppare le sue risorse materiali, per rivelare in pieno le sue ricchezze spirituali e, alla fine, compiere la missione affidata dal cielo e guidata dalle verità dell’Ortodossia, per condurre l’umanità alla perfezione spirituale. Senza guerra civile e internazionale, non è possibile raggiungere questi obiettivi”[43].

Sulla base della sua esperienza militare negli anni 1914-1920, il Tenente Generale Alexander Giroux (1970-1944), conclude che “il popolo armato” fosse un pericolo per l’esistenza dello Stato e dello stesso popolo”[44]. Egli ha avanzato l’idea di “minuti eserciti professionali” ben addestrati, “di alta qualità”, piuttosto che “carne da cannone”. Il credo militare del generale era “ridurre la sofferenza della guerra”. Le questioni di difesa nazionale Giroux considerava attraverso il prisma dei fattori sociali e psicologici, perché, a suo parere, il sistema militare del paese non può essere modificato “senza studiare le caratteristiche psicologiche dell’esercito e l’ambiente che lo ha generato, vale a dire di tutte le persone”[45].

Un altro scienziato militare fu Anton Kersnovskiy (1907-1944) benchè non avesse partecipato alla Grande Guerra a causa della sua giovane età, nel periodo 1927-1932 scrisse dei saggi sugli eserciti americani, tedeschi, italiani, francesi e giapponesi e pubblicò opere teoriche sulla storia militare, tra i quali, “The Philosophy of War” e “History of the Russian Army” in quattro volumi.

Kersnovskiy considera tre tipi di guerre:

1) “le guerre di difesa dei più alti valori spirituali, tali guerre sono certamente giuste”

2) “le guerre per gli interessi dello Stato e della Nazione”

3) “le guerre di avventura cioè senza senso”.

“Le guerre della prima e della terza categoria, assolutamente eque o assolutamente ingiuste, costituiscono una minoranza relativamente piccola. La maggior parte di polvere da sparo bruciato e di sangue versato era spesa nelle guerre della seconda categoria, cioè nelle guerre che avevano il carattere statale e nazionale”[46]. Kersnovski presume che lo scopo ultimo della guerra fosse la pace. “Guerreggiano non per uccidere, ma per vincere. L’obiettivo immediato della guerra è la vittoria, l’obiettivo finale è la pace, il ripristino dell’armonia cioè lo stato naturale della società umana”[47].

Kersnovskiy sostiene che “la scienza militare appartenga alla categoria delle scienze sociali e debba essere nazionale e soggettiva. “Scienza militare è la sociologia in sé, comprende una gamma completa, la totalità delle scienze sociali, ma è la Sociologia Patologica. Pertanto, la scienza militare è la sociologia sotto la legge marziale”[48]. Secondo Kersnovskiy, “la capacità militare è una derivata del grado di militarizzazione del paese”.

“La militarizzazione del paese è il suo adattamento alle esigenze della guerra, i.e. la conversione dell’intera vita allo stato di guerra. La capacità militare é determinata dal fattore B del ‘coefficiente combattente’, dalla sua intensità, e dall’onnipotente fattore M della ‘capacità militare’ o spirito del Paese”[49]. Egli osserva che “la Francia e la Germania che avevano il numero della popolazione, rispettivamente quattro e tre volte meno della Russia, sembravano essere molte volte più forte dal punto di vista militare della Russia che aveva una enorme ‘assoluta’ e miserabile ‘relativa’ funzionalità. Una divisione tedesca, trasportata su rotaia arrivava al campo di battaglia in tempo giusto e si dimostrava più utile di tre divisioni russe, che marciavano nel fango polacco e giungevano in ritardo. Nella campagna del 1916, 100 divisioni austro-tedeschi, erano almeno due volte più forte di 160 divisioni russe”[50].

Pavel Zalesski è stato un partecipante attivo nella prima guerra mondiale e serviva in posizioni di comando e di staff. Aveva fatto un’osservazione molto interessante che “il movimento rivoluzionario in Russia scoppiava dopo ogni grande guerra, non solo sventurata, ma anche fortunata. Poiché ogni grande guerra rivelava le gravi imperfezioni nell’organismo statale russo”[51].

 

  1. Approccio di Pitirim Sorokin alla guerra nel contesto della dinamica sociale e culturale

Il contributo importante al concetto sociologico generale di guerra non solo in Russia, ma in tutto il mondo è stato fornito da Pitirim Sorokin (1889-1968). La sua formazione come sociologo si svolse nell’ambiente intellettuale dell’Instituto neuropsychiatrico di San Pietroburgo sotto l’influenza sia dei suoi maestri L.Petrazhitsky, M.Kovalevsky e E.De Robertis che erano rappresentanti della scuola socio-psicologico, sia delle idee di E.Durkheim e H.Spencer.

Nel 1920, Sorokin era stato eletto capo del Dipartimento di sociologia della Facoltà di scienze sociali dell’Università di Pietrogrado. Negli anni ’20, egli scrisse “popolari” libri di diritto e sociologia, e pubblicò due volumi di “Sistema di Sociologia” (1920). Insieme con la ricerca e l’insegnamento, fu coinvolto in attività politiche. Nel 1917 pubblicò un opuscolo dal titolo “Notes of Sociologist. On Reasons of War, Imperialism, Theory of Factors, Populism and More”. Nel 1922 divulgò il suo primo lavoro sociologico sulla guerra “War and Militarization of Society”. A quel tempo era sotto la forte influenza di H.Spencer e di V.Lenin e considerava la guerra come un male assoluto.

Egli aveva osservato che lo scoppio della prima guerra mondiale aveva portato alla crescita del socialismo militare in tutti i paesi belligeranti, indicando i sintomi principali di questo fenomeno:

– nel campo  politico e legale (le libertà di parola, di stampa, di associazione, di riunione eranno le prime di subire la restrizione, sono state le prime ad essere censurate con la legge marziale);

– nella vita economica del paese (l’economia controllata dalla volontà autonoma degli individui era sostituita dalla economia di stato coercivamente controllata);

– nella psicologia e nell’ideologia delle masse (psicologia della pace, con l’avversione al sangue e alla violenza è stata sostituita dalla psicologia militarista completamente fondata sul  principio della violenza)[52].

Nel libro “Contemporary Sociological Theories” Sorokin aveva fornito un’analisi completa della guerra come fenomeno sociale in polemica con varie teorie di guerra, analizzando le funzioni sociali e gli effetti della guerra e di lotta da multilaterali punti di vista, esprimendo un giudizio severo sul rapporto tra guerra, abbrutimento e corruzione e criminalità e sugli effetti della guerra sulla salute del popolo[53].

Esaminando l’influenza della guerra sui fenomeni economici, egli scrive, “In questo campo i principali effetti della guerra sono: spreco di ricchezza (in forma di capitale e di materiale umano) e uno straordinario spostamento di ricchezza da società a società, e da un gruppo all’altro all’interno della stessa società. Come ogni grande impresa, la guerra richiede una grande mobilitazione di ricchezza”[54].

Un effetto morale piuttosto inaspettato, secondo Sorokin, del ruolo di guerra fu quello di “mezzo di espansione della solidarietà e della pace”. Egli scrisse: “In questo momento sembra essere certo che senza guerra e costrizione, questo processo di unificazione di numerosi e ostili gruppi nelle società pacificate più grandi, sarebbe stato impossibile. La guerra e gli altri mezzi di coercizione sono stati fondamentali in questo senso. Attraverso di essi è stato possibile raccogliere i conquistatori e i conquistati in un gruppo, per tenerli insieme e stabilire contatti intensi tra di loro, a ”livello” delle loro differenze, e, dopo alcuni generazioni del vivere insieme, di fare di loro un gruppo sociale in cui le differenze e le animosità precedenti venissero cancellate. In questo senso il ruolo della guerra sembra essere certo, ed è riconosciuto da un gran numero di ricercatori”[55].

Per quanto riguarda l’influenza della guerra sull’organizzazione politica, Sorokin ha seguito l’idea di Spencer in merito alla correlazione tra la guerra e il militarismo, da un lato, e la tendenza verso l’espansione e la forma dispotica di centralizzazione del controllo governativo (in ambito “reazionario” o ”comunista e socialista”). Citando le sue opere precedenti, Sorokin conclude dicendo: “Sembra che ci sia una correlazione tangibile tra la guerra e la rivoluzione, soprattutto tra una guerra senza successo e la rivoluzione. Tale guerra è, in molti casi, seguita dalla rivoluzione (nel 1917-1918 in Austria, Turchia, Ungheria, Germania, Russia, Bulgaria, Grecia, e così via); nel 1905 in Russia; nel 1912 in Turchia; nel 1870-1871 in Francia e in molti altri casi, in vari paesi nel corso dei secoli precedenti. D’altra parte, molte rivoluzioni hanno portato a guerre”[56].

Analizzando la correlazione tra la guerra e la mobilità sociale, egli ha ammesso che “la mobilità degli oggetti sociali e gli individui in tempo di guerra e subito dopo, sembra diventare straordinariamente intensa[57].

Tra il 1930 e il 1959, Sorokin lavorò come professore di sociologia presso l’Università di Harvard e coordinò uno studio comparativo internazionale e interdisciplinare teso a sistemare tutti i grandi cambiamenti della storia dell’Europa occidentale, della Russia e dell’America. Il risultato principale di questo progetto fu la sua teoria delle fluttuazioni dei sistemi socio-culturali. Sorokin considerava la storia umana non come uno sviluppo deterministico, simile al darwiniano “dal semplice al complesso,” o al marxiano “cambiamento di formazioni socio-economici” ma come il cambiamento ciclico dei super-sistemi culturali. Nel suo magnum opus “Social and Cultural Dynamics”, Sorokin classifica le società sulla base della loro “mentalità culturale”, che potrebbe essere “ideativa” (la realtà è spirituale), “sensoriale” (la realtà è materiale), o “idealista” (una sintesi dei due). La fluttuazione delle guerre nel sistema delle relazioni inter-gruppo era considerata come una dimensione importante delle dinamiche sociali e culturali. Nel quadro di ricerca di Harvard alcuni studiosi, tra cui N.Golovin e A.Zaitsev presero in esame circa 967 guerre, quasi tutte le principali guerre nella storia umana, tra cui 151 guerre intraprese dalla Russia. Lo studio esaminò solo tre caratteristiche quantitative della guerra: il numero delle truppe, il numero delle perdite (morti e feriti) e la durata delle ostilità, individuando una sorta di correlazione tra lo scoppio delle guerre e la senescenza di un’epoca storica[58].

La ricostruzione del grandioso panorama della millenaria storia di guerre aveva permesso a Sorokin di trarre la conclusione importante che di solito il peso della guerra, assoluto e relativo, aumentava durante i periodi di espansione politica, sociale, culturale e territoriale. Per l’Europa, nel suo insieme, la prima guerra mondiale fu un segno della futura fine della “cultura brillante e epicurea, che maestosamente fiorì per quasi 600 anni, a partire dal Rinascimento e della Riforma, per essere sostituita da una nuova… Era importante che questo tipo di guerra abbia indicato una manifestazione di “senilità”, l’imminente fine dell’organismo politico e socio-culturale, o la fine di un’epoca nel suo destino storico”[59]. Infine, Sorokin ha esposto la conclusione fondamentale che la guerra era una rottura delle relazioni organizzate tra stati[60].

 

  1. Valutazioni delle perdite militari compiute da scienziati russi e sovietici

Una delle prime valutazioni complete sulle perdite militari della Russia nella prima guerra mondiale è stata fatta da Nikolai Golovin nel suo lavoro “Military Endeavors of Russia in the World War”. Egli scrive che dopo 20 anni dal termine della Grande Guerra, “La questione delle perdite subite dall’esercito russo durante la lotta contro gli imperi centrali, rimane ancora irrisolta e dobbiamo ammettere che non si può certo aspettare che in futuro si potrà determinare con precisione la vera dimensione di queste perdite”[61]. Egli ha evidenziato le difficoltà legate alla mancanza dei dati e alla negligenza delle autorità sovietiche nel raccogliere statistiche di guerra[62]. Ha analizzato i dati statistici ufficiali forniti dal Dipartimento capo di Stato maggiore generale (1917) e l’Ufficio centrale di statistica dell’URSS (1920, 1925) arrivando alla conclusione che entrambi avevano sottovalutato le “perdite sanguinose”, cioè il numero di militari uccisi, morti per le ferite e feriti, che loro erano “nascosti” tra le persone “mancanti”[63].

Golovin aveva dato la propria valutazione delle perdite della Russia nella prima guerra mondiale (vedi tab.1). Insieme con la valutazione delle perdite totali, egli ha fatto una dettagliata analisi versatile di diversi aspetti di perdite, come l’analisi comparativi sulle perdite sanguinose delle armate russe, tedesche e francesi, la distribuzione delle perdite russe in prigionieri da periodi della guerra, rapporto tra perdite sanguinose e prigionieri, rapporto tra le perdite di ufficiali e soldati, confronto di “resa” in cattività di ufficiali e soldati dell’esercito russo, rapporto tra perdite sanguinose e prigionieri di guerra in diverse categorie di truppe, rapporto tra perdite sanguinose e catturati nello staff comando, numero di prigionieri per ogni 100 unità di perdite in combattimento, numero di malati dall’inizio della guerra fino al settembre 1917, rapporto tra perdite sanguinose e catturati secondo provincia d’origine. Tale analisi profonda e sfaccettata aveva reso possibile a Golovin di sviluppare il suo indicatore sociologico di resilienza morale delle truppe.

 

 Tab. 1. Perdite dell’esercito russo durante la guerra mondiale

Tipi di perdite Numero
Uccisi 1,300,000
Feriti (dei quali sono morti 350,000) 4,200,000
Prigionieri 2,417,000
Totale 7,917,000

Source: Golovin N.N. Military Endeavors of Russia in the World War. In 2 vols. Comradeship of United Publishers, Paris, 1939. Volume 1. P. 174.

 

Nel 2001, un gruppo di scienziati e storici militari russi ha effettuato una ricerca statistica completa sulle perdite militari della Russia e dell’ URSS nelle guerre del XX secolo utilizzando ampiamente le valutazioni effettuate da Golovin e il statistico sovietico Urlanis[64] (vedi tab.2). Tale studio era diventato possibile solo dopo la declassificazione degli archivi militari sovietici nel 1990.

 

Tab.2. Perdite demografiche irrimediabile dell’esercito russo nella guerra del 1914-1918

(in termini assoluti)

 

Tipi di perdite

 

Totale

Compreso
Ufficiali e truppa di classe I ranghi inferiori
Perdite in combattimento irrimediabili
Uccisi, morti nelle fasi di evacuazione sanitaria 1,200,000 23,134 1,176,866
Dispersi (presunto morti o uccisi) 439,369 733 432,038
Morti per ferite negli ospedali 240,000 7,123 232,877
Morti per avvelenamento da gas 11,000 161 10,839
Totale 1,890,369 37,749 1,852,620
Irrevocabili perdite non-combattimenti
Morti per malattia 155,000 10,350 144,650
Morti in cattività 190,000 1,140 188,860
Uccisi, morti a causa di incidenti, ecc 19,000 2,160 16,840
Totale 364,000 13,650 350,350
Totale generale 2,254,369 51,399 2,202,970

Source: Russia and the USSR in the Wars of the XX Century. Losses of the Armed Forces. Statistical Research. Under the general editorship by Krivosheev, G.F., Olma-Press Moscow, 2001. P.161.

Gli autori hanno concluso che inizialmente l’esercito russo contava 1,423,000 di persone (vedi tab.3), durante la guerra furono chiamati sotto le armi altri 13.7 milioni. Presero parte alla guerra 15,378,000 persone. Per la Russia contadina era una cifra enorme: la metà degli uomini abili (474 su 1000 persone) andò nell’esercito; da ogni 100 aziende agricole 60 uomini in età lavorativa vennero chiamati alle armi e oltre la metà di tutte le famiglie rimasero senza capofamiglia. In rapporto alla popolazione totale del paese (a prescindere dal sesso ed età) su mille persone andarono in guerra 112 persone. Il 1 ° ottobre 1916, lavoravano per la difesa dello stato oltre 1,506,362 persone[65].

 

Tab.3. Bilancia del’impiego di risorse umane durante la prima guerra mondiale (1 settembre 1917)

Persone

(in migliaia)

Erano nell’esercito e nella marina all’inizio della guerra 1,423.0
Destinati durante la guerra 13,955.0
Tutti coinvolti nell’esercito e nella marina durante la guerra 15,378
Partiti dalle forze armate durante gli anni della guerra (totale) 7,429.0
Tra cui: uccisi, morti per ferite, malattie, avvelenamento da gas, incidenti e morti tra dispersi (perdite demografiche) 2,254.4
Erano in istituzioni e squadre mediche e in breve vacanza (feriti e malati) 350.0
Erano in trattamento a lungo termine ed erano stati licenziati dal servizio sulla disabilità (gravemente feriti) 349.0
Soldati licenziati di leva che hanno raggiunto il 1° settembre 1917 la limite 43 anni di età (sulla base della decisione del governo provvisorio del 1 ° aprile 1917) 226.6
Stavano in cattività (in Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria) 2,3840
Hanno disertato 1,865.0
Rimasti nelle forze armate (tutti) di loro:
– Nell’esercito;
– Nelle unità di retroguardia e nei corpi di controllo militari subordinati al Ministro della guerra (i reggimenti della riserva dei distretti militari, le divisioni di riserva delle filiali, degli uffici e agenzie del Ministero della Guerra)
7,949.0
6,512.01,437.0

Source: Cfr. Russia and the USSR…,  cit., p.162.

 

Storico russo Alexander Stepanov scrive, «Perdite indirette… solitamente erano rimaste alla periferia di interesse scientifico, ignorate o minimizzate notevolmente, che alla fine ha portato non solo alle gravi distorsioni della verità storica, ma anche alla deformazione significativa della coscienza storica popolare». Sulla base del modello di previsione e simulazione, Stepanov fece stime approssimative delle perdite demografiche generali della popolazione di Russia durante la prima guerra mondiale. Secondo le sue valutazioni, il 1° gennaio 1914, le dimensioni della popolazione entro i confini dell’Impero russo hanno fatto 185,2 milioni. Dall’11 Novembre 1918, se non ci fossero guerre e calamità naturali la popolazione della Russia sarebbe 195,2 milioni. Tuttavia, il numero effettivo della popolazione era di solo 110,0 milioni. Così il totale delle perdite demografiche aveva raggiunto il numero enorme di 85,2 milioni di persone di cui 67 milioni di persone (36%) vivevano nel territorio occupato, 7,5 milioni (3-4%) di civili erano stati forzatamente sfrattati dalla linea del fronte o evacuati verso est, le perdite indirette erano 10 milioni, le perdite dirette irrecuperabili – 4,5 milioni, tra cui militari (3.3) e civile (1,2), i prigionieri – 3,0 milioni, altre perdite irrecuperabili – 0,7 milioni[66].

NOTE

[1] Pubblicato nel La Grande Sociologia di fronte alla Grande Guerra.  Milano: FrancoAngeli, 2015.

[2] Soloviev V.S. The Meaning of War, in Russian Philosophers About War, Kuchkovo Pole, Moscow, 2005, 23.

[3] Soloviev V.S., op. cit., p.27.

[4]  Soloviev, op. cit., p.25.

[5]  Soloviev V.S., op. cit., p.35.

[6]  Soloviev V.S., op. cit., p.34.

[7]  Trubetskoy Eu. (1914), The Essence of War, issue 1, Moscow, p.17.

[8]  Trubetskoy Eu., op. cit., p.18.

[9]  Trubetskoy Eu., op. cit., p. 20.

[10]  Trubetskoy Eu., op. cit., p. 23.

[11]  Ilyin, I. (1915), The Main Moral Contradiction of War, «Issues of Filosophy and Psychology», vol.125 (V). Moscow, p. 820.

[12]  Ilyin I., op. cit., p.821.

[13]  Ern V.F. (1914), Voice of Events, «Novoye Zveno». St. Petersburg. № 47, p. 4.

[14]  Ern V.F., op. cit., p.6.

[15]  Berdyaev N.  Thoughts About the Nature of War, in The Fate of Russia. Essays on Psychology of War and Nationality. Collection of Articles 1914-1917. Moscow, 1918, p.177.

[16] Berdyaev N., op. cit., p.178.

[17] Berdyaev N., op. cit., p.180.

[18]  Berdyaev N., op. cit., p.118.

[19] Frank, S.L. (1914), On Searching for the Meaning of the War, «Russian Thought». Moscow, №12, pp. 126-127.

[20] Rozanov V.V. (1914), War of 1914 and the Russian Revival, «Book Chronicle», Petrograd, № 45, p.13.

[21] Bulgakov S. (1917), Humanity  Against the Theanthropos, «Russian Thought», vol. 5-6, p.29.

[22] Korf N.A. (1897), General Introduction to the Strategy. (Studies on the Philosophy of Military Sciences). St. Petersburg, p.114.

[23] Obraztsov I.V.  (1998), Military Sociology in Russia: History, Current Status And Prospects, «Journal of Sociology and Social Anthropology», vol.I, issue 3, p.92.

[24] Brazevich S.S. (1997), Military Sociology in Russia: Ideas, Problems, Experience (mid XIX-early XX centuries). St. Petersburg, p.40-41.

[25] Brazevich S.S., op. cit., p.79.

[26]  Rezhepo P.A.(1905), Statistics of Colonels, St. Petersburg, p. 99.

[27] http://edu.znate.ru/docs/index-28083993.html.

[28] Shumkov G.E. (1907), First Steps of Psychiatry During the Russian-Japanese War of 1904-1905, Education, Kiev, pp.134—135.

[29] Milutin D.A. (2004), Critical Study on Significance of Military Geography and Military Statistics. «Military Review», № 2, pp. 23-46.

[30] Rezhepo P.A. (1909), Officer’s Problem. Russkaya Skoropechtnya, St. Petersburg.  (In Russian); Oberuchev K.M. Our commanders. An Experience of Statistical Research on Service Career of Officers, Typography of  R.K.Lubkovsky, Kiev, 1910. (In Russian).

[31] Zaionchkovskiy A.M. (1923), The World War of 1914-1918, Moscow. (In Russian).

[32] Pokrovskiy M. (1931), The Imperialist War. Collected Papers 1915-1930, Communist Academy Publisher, Moscow. (In Russian).

[33] Golovin N.N. (1938), The Science of War. On Sociological Study of War, Paris, p.36-37.

[34] Golovin, The Science of War…, cit., p.1.

[35] Golovin N.N. (1939), Thoughts on Development of the Future of the Russian Armed Forces. Common ground. Russian Typographer, Belgrade, p.43.

[36] Golovin N.N. (1939), Military Endeavors of Russia in the World War, in 2 vols, Comradeship of United Publishers, Paris, vol. 1, p.5.

[37] Cfr. Golovin N.N., Thoughts on Development of…, cit., p.43.

[38] Golovin, Military Endeavors of Russia…, cit., vol. 1, p.163.

[39] Golovin N.N. (1942), The “Red” Anniversary,  «Paris Gazette», № 8 (22).

[40] Golovin, Military Endeavors of Russia…, cit., vol.2, p.169.

[41] Golovin, op. cit., p.208.

[42] Golovin, Military Endeavors of Russia…, cit., vol. 1, p.158.

[43] Baiov A. (1929, 1930), Basic Foundations of Building of the Future of the Russian Army, «Russian Bell», № 8, p.6-13; № 9, p. 21-29.

[44] Giroux A. (1923) Hordes, Russian-Bulgarian Book Publishing House, Sofia, p.397. (In Russian).

[45] Giroux, op. cit., p.7.

[46] Kersnovskiy A.A. (1939), The Philosophy of War, «Tharist Gazette», Belgrade, pp.14-15.

[47] Kersnovskiy, op. cit., p.17.

[48] Kersnovskiy A.A., op. cit., p.29.

[49] Kersnovskiy, op. cit., p.79.

[50] Cfr. Kersnovskiy A.A., op. cit., p.78-79.

[51] Zalesski P.I. (1925), Retribution. Causes of the Russian Catastrophe, Berlin, p.141.

[52] Sorokin P.A. War and Militarization of Society, in Public Sociology Textbook. Articles From Different Years. (Sociological Heritage). Nauka, Moscow, 1994, pp.356-366.

[53] Cfr. Sorokin P., Contemporary…,  cit., p.330-336, 337, 338, 341, 342.

[54] Sorokin, Contemporary…, cit., p.339.

[55] Cfr. Sorokin P., Contemporary…, cit., p.340-341.

[56] Cfr. Sorokin P., Contemporary…, cit., p.346-348.

[57] Sorokin, Contemporary…, cit., p.348.

[58] Sorokin P. (1937), Social and Cultural Dynamics, vol. 3, American Book Company, New York, pp.683-684.

[59]  Sorokin, Social…, cit., p.714-715.

[60] Sorokin, op. cit., p.718.

[61] Golovin N.N., Military Endeavors of Russia…, cit., vol. 1, p.146.

[62] Golovin N.N., op. cit., p.147-148.

[63] Cfr. Golovin N.N., op. cit., p.148-150.

[64] Urlanis B.C. (1960), Wars and the Population of Europe, Socio-Economic Literature Publishing House, Moscow, pp.152, 381.

[65] Russia and the USSR.., cit., p.141-144.

[66] Stepanov A.I. General Demographic Losses of Russia’s Population During the First World War, in The First World War. Prologue of the Twentieth Century, Nauka, Moscow, 1998, pp. 474-484.

 

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