Fin dai primissimi giorni dopo l’8 settembre, il Maresciallo Graziani si adoperò per far capire ai tedeschi che i rastrellamenti di uomini in Italia per adibirli a lavori di difesa stava generando profondi risentimenti fra la popolazione italiana e propose di organizzare un Ispettorato Militare del Lavoro col compito di reperire volontari per i lavori occorrenti. Giunti a un accordo, il 1 ottobre 1943 l’Ispettorato fu costituito e ne fu dato il comando al Gen. Francesco Palladino. Dopo pochi mesi, all’inizio della primavera del 1944 erano già operanti oltre 50 battaglioni. Incalcolabile fu il contributo di questi battaglioni di lavoratori militarizzati sia per l’approntamento delle difese sui fronti di guerra, sia per gli interventi di ripristino della viabilità, sia per la rimozione delle macerie nelle città bombardate. Essi operarono fino all’ultimo e dettero anche un contributo di sangue: oltre 100 morti e 560 feriti. Si calcola che, nel corso della durata della R.S.I. abbiano fatto parte dell’arma del genio oltre 300000 uomini.

 

L’Organizzazione Paladino era suddivisa in ispettorati interregionali, suddivisi a loro volta in ispettorati interprovinciali rispettivamente competenti per parecchie province. All’inizio del 1944, l’organizzazione dell’Ispettorato sostanzialmente era presente soltanto nel Lazio, in alcune province della Toscana e in alcuni capoluoghi delle Venezie.

Organizzazione Paladino (gennaio 1944). Ripartizione geografica degli Ispettorati interregionali
Nome Sede Battaglioni Lavoratori
I Ispettorato Roma 24 16.525
II Ispettorato Firenze 14 4.987
III Ispettorato Milano 12 165
IV Ispettorato Torino 10 130
IV Ispettorato Verona 8 2.846
Totale 68 24.653

Perfino nelle 12 province dell’Italia centrale, riunite come I Ispettorato interregionale, soltanto alla fine di gennaio poterono essere presentati i primi risultati: mentre alla fine del dicembre precedente i «lavoratori Graziani» nel settore di Roma ammontavano a circa 8.000 uomini, un mese più tardi i lavoratori di questo settore a disposizione ammontarono a 26.517, dei quali 21.868 (82 per cento} arruolati come volontari; di essi, 17.963 scelsero l’Ispettorato e 3 .905 l’Organizzazione Todt (le assunzioni furono compiute da un solo ufficio}. Dei quasi 18.000 dell’Ispettorato, la maggioranza (circa 5.000} provenivano da Viterbo, 3.500 dall’Aquila, 2.741 da Roma, 1.400 da Perugia, 1.000 rispettivamente da Ascoli Piceno e da Littoria, 500 rispettivamente da Grosseto, Osimo, Pesaro, Rieti, Teramo e Terni. 4.649 (il 18 per cento) erano stati arruolati a forza. Di contro, era infinitamente ridotto il numero degli arruolamenti per il Reich: 343 persone, delle quali appena 200 arruolate il 10 gennaio nella provincia di Littoria, 116 cinque giorni dopo a Terni.

A seguito del censimento, dunque, a Roma erano stati arruolati solamente 274 I lavoratori.
Il 16 gennaio, Graziani e Kesselring discussero a Roma sull’impiego dei 20.800 uomini che a quel punto l’Ispettorato, a seguito delle misure prese a Roma e nel Lazio, poteva mettere a disposizione. Venne rifiutato di impiegare queste reclute, che fino a quel momento per mancanza di caserme e di uniformi non erano state organizzate in battaglioni, per costituire le nuove quattro divisioni dell’esercito; tuttavia, su richiesta di Kesselring, Graziani accettò di subordinare l’ispettorato di Paladino al comandante supremo del settore Sud per quanto riguardava l’impiego di manodopera.

In tal modo, l’Organizzazione Todt avrebbe dovuto coprire il suo fabbisogno di 20.000 lavoratori; ma troppo spesso le cifre erano soltanto sulla carta.
Di fronte a tale situazione, ancora una volta e con più impegno l’Amministrazione militare e l’Organizzazione Todt si volsero al reclutamento volontario: manifesti, annunci sui giornali, articoli di stampa e volantini esortavano calorosamente ad arruolarsi nell’Organizzazione Todt; presso l’OBL IV era in funzione addirittura una macchina con altoparlante che avrebbe dovuto svolgere la sua attività nelle città, nei villaggi e località minori, in particolare in quelli in cui le industrie erano state chiuse, ma soprattutto nei pressi di quelle direzioni territoriali che avevano urgente bisogno di operai. L’Organizzazione Todt confidava nell’opera di persuasione delle donne: in ogni macchina accanto al guidatore sedeva una interprete la quale doveva fungere da «portavoce e arruolatrice».

Ma per i rappresentanti dell’Organizzazione Todt tutto ciò non eliminò la necessità di un campo di raccolta «per limitare il più possibile la fuga degli operai dall’ufficio di reclutamento al luogo di lavoro». Gli uomini dovevano essere trasportati direttamente dall’ufficio al campo e da qui al cantiere.

Ma la realtà risultò differente, in quanto le fughe in massa avvenivano direttamente già prima del trasporto.
La popolazione intendeva collaborare il minimo possibile con la potenza occupante, e inoltre soltanto se veniva assicurata la permanenza dei lavoratori nelle vicinanze di casa. Erano soprattutto le donne a insistere con i loro mariti affinche non si allontanassero dal luogo di residenza, e il loro atteggiamento era condizionato sia dalla paura di attacchi aerei sui cantieri prossimi al fronte, sia dall’angoscia che gli uomini venissero inviati nel Reich.

Ecco perche le cifre di operai arruolati dall’Organizzazione Todt o dall’«azione Graziani» non di rado erano soltanto sulla carta. I timori della popolazione furono inoltre alimentati da «azioni arbitrarie di cattura» avviate dalla sezione Lavoro (ufficio distaccato di Roma) del generale plenipotenziario, ma anche da altri uffici della Wehrmacht. Quando verso la metà di marzo ad Arpino quaranta lavoratori stavano per essere condotti al luogo di lavoro dell’Organizzazione Todt, furono invece requisiti da unità della Wehrmacht e addetti ad altri lavori. E non basta:

Diverse unità della Wehrmacht hanno radunato, armi in pugno, la popolazione del luogo e l’hanno messa al lavoro senza pagarla. La conseguenza di questo comportamento è che gli abitanti della zona in questione fuggono sui monti e non possono più essere presi.

Anche a Roma ci furono altre «azioni di cattura». Ad esempio, ai primi di febbraio del 1944 via Nazionale e via del Tritone vennero sbarrate da ogni parte «e i passanti che non potevano provare in modo valido la propria identità furono consideratisoggetti all’obbligo di lavoro, ossia avviati forzatamente al lavoro». Che tale azione fosse priva di senso anche per quanto riguardava l’impiego e il trasporto lo dimostra il fatto che i catturati furono trasportati a nord fino alla città di Orte, dove si dovette constatare che tutti quanti erano inadatti all’impiego del lavoro e pertanto si fu costretti a rilasciarli. Ma più fatali di tutto furono le conseguenze psicologiche dell’azione, poiché essa provocò il panico tra la popolazione di Roma, cosicché gli uffici di reclutamento dell’Organizzazione Todt e di Graziani registrarono subito dopo un forte calo delle iscrizioni. Gli uffici tedeschi in tal modo si ostacolarono a vicenda e con la cattura e le costrizioni vanificarono del tutto le misure prese dalle sezioni propaganda.
Più forte ancora fu l’opposizione all’impiego nel Reich. Tutti gli sforzi per trasferirvi un gran numero di lavoratori dall’Italia centrale si erano rivelati fallimentari. Ed è assai significativo che dall’ottobre 1943 alla fine di maggio 1944, vale a dire fino alla presa di Roma da parte degli Alleati, da tutta la «regione Sud», ossia dall’Italia centrale occupata fino a Perugia, complessivamente erano state trasportate «per essere impiegate nel Reich» soltanto 2.320 persone. In quella zona, dunque, l’Organizzazione Sauckel di Roma fallì completamente.

L’arruolamento nelle file dell’Organizzazione Todt, che verso la fine del 1944 avrebbe ancora avuto un ruolo importante nell’Italia settentrionale, in un certo senso offrì alla popolazione la possibilità di «sparire» in modo legittimo e di sottrarsi alla cattura da parte dell’organizzazione per l’impiego di manodopera che intendeva impiegarla al lavoro nel Reich.

Nell’inverno 1944-45, l’Organizzazione Todt fu il rifugio ideale per molti partigiani, che all’inizio della primavera fecero poi ritorno sui monti. L’arruolamento nell’Organizzazione Todt offriva senz’altro alcuni vantaggi agli italiani: i lavoratori dell’Organizzazione Todt e dell’«azione Graziani» restavano in Italia; il vitto era assicurato e il salario, per allettarli, era così sensibilmente superiore a quelli consueti che l’Organizzazione Todt incontrò assai minori difficoltà a reperire lavoratori. Altri uffici tedeschi la criticarono aspramente soprattutto per la sua politica salariale, ma anche per altre debolezze. Sebbene il maggior salario venisse assorbito in parte dal tasso di inflazione, esso corrispondeva in modo obiettivo alla crescita dei prezzi del mercato nero, ma in tal modo faceva traballare la struttura salari-prezzi dettata dall’alto {che comunque era diventata una finzione a causa del mercato nero), dato che l’Organizzazione Todt stabiliva criteri salariali ai quali le altre organizzazioni tedesche erano costrette ad adeguarsi.

Perciò, se si guarda alla necessità per la potenza occupante di prendere misure coordinate in materia di economia e lavoro, l’Organizzazione Todt può essere considerata una palla al piede che provocava di continuo notevole irritazione e confusione.

Soprattutto, gli interessi dell’Organizzazione Todt in Italia erano diametralmente opposti a quelli di Sauckel. La prima era interessata alla salvaguardia della produzione in Italia e all’assegnazione di commesse a ditte italiane, che da parte loro dovevano procurare la manodopera necessaria. Per questo motivo, già all’inizio di dicembre il capo del gruppo operativo dell’Organizzazione Todt in Italia, ingegnere capo Fischer, si era fatto rilasciare dal generale Leyers cinquanta salvacondotti in bianco per grandi imprese edili che impiegassero più di cento operai, «per proteggerle dalla requisizione di lavoratori e fornire loro facilitazioni per la fornitura di carbone, materie prime ecc.».

 

Istituzione dell’Ispettorato del Lavoro Militare

 

                                      IL DUCE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

 

Sulla proposta del Ministro delle Forze Armate, di concerto con i Ministri dell’Interno, delle Finanze e dell’Economia  Corporativa, nonché col Commissario Nazionale del Lavoro;

 

DECRETA

Articolo 1

E’ istituito l’Ispettorato del Lavoro Militare, alle dirette dipendenze del Ministro delle Forze Armate.

Articolo 2

L’Ispettorato del Lavoro Militare ha il compito di inquadrare, organizzare ed assistere i lavoratori italiani che prestano servizio alle dirette dipendenze di autorità militari

Articolo 3

L’Ispettorato del Lavoro Militare, ferma restando la competenza del Commissariato Nazionale del Lavoro e delle Associazioni Sindacali circa i compiti di collocamento e disciplinamento delle condizioni di lavoro, svolge in accordo con tali enti l’attività relativa alla risoluzione di tutti i problemi che si presentassero per lo svolgimento dei compiti di sua specifica competenza.

Articolo 4

Per l’accantonamento e per l’assistenza ai lavoratori inquadrati, l’Ispettorato del Lavoro Militare si avvale della collaborazione dei Capi delle Provincie

Articolo 5

L’Ispettorato del Lavoro Militare è autorizzato ad attrezzare formazioni di lavoratori per l’esecuzione di lavori militari e di carattere pubblico urgente.

Può costituire pertanto reparti organici – battaglioni lavoratori di pronto intervento – con apposita attrezzatura tecnica, da impiegare direttamente o a mezzo di terzi alle dipendenze delle autorità militari.

Articolo 6

L’Ispettorato del Lavoro Militare è autorizzato ad emanare norme e disposizioni nella sfera della sua competenza.

Articolo 7

Tutte le disposizioni inerenti ai compiti devoluti all’Ispettorato del Lavoro Militare si intendono valide purchè non contrastino col presente decreto.

Articolo 8

Il Ministero delle Forze Armate stabilirà, di concerto col Ministero delle Finanze, l’organico del personale dell’Ispettorato del Lavoro Militare ed il suo trattamento economico.

Il presente decreto, che avrà vigore dal 20 ottobre 1943-XXI, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ed inserito, munito del sigillo della Stato, nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti.

 

(approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta dell’11 gennaio 1944)

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