Nacque a Crescentino, provincia di Vercelli, il 7 ottobre 1893, figlio di Giovanni ed Emilia Fontana. Arruolatosi nel Regio Esercito, nel 1914 fu promosso sottotenente del corpo dei bersaglieri. Dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, combatte in forza al 4º Reggimento bersaglieri. Promosso capitano presso il 14º Reggimento bersaglieri, rimase ferito sul Monte Zebio nel corso del giugno 1916.

Rientrato in servizio attivo nel 1917, l’anno successivo fu assegnato ad un reparto di arditi, il XXVI, e si distinse particolarmente durante la battaglia del Solstizio (giugno 1918).

Nel 1922 fu trasferito in forza al Regio corpo truppe coloniali d’Eritrea, assegnato al X Battaglione eritreo, partecipando tra il 1923 e il 1926 alle operazioni belliche in Cirenaica, finalizzate alla riconquista del Gebel.

Ricevuto un encomio solenne, rientro in servizio presso il 4º Reggimento bersaglieri venendo promosso maggiore nel 1928.

Trasferito all’11°, e poi al 3º Reggimento bersaglieri, una volta promosso tenente colonnello fu assegnato all’Ispettorato delle truppe celeri. Colonnello il 1 gennaio 1940, nell’ottobre dello stesso anno, ad operazioni belliche già iniziate, assunse il comando del 3º Reggimento bersaglieri.

Nel maggio 1941 partecipò all’invasione della Jugoslavia, e alle successive operazioni nell’area del Balcani.

Nel luglio 1942 rientrò in Patria con il reggimento, per partire poco tempo dopo per l’Unione Sovietica al seguito del CSIR.

Il 31 dello stesso mese rimase ferito a una gamba durante la un combattimento a Serafimovič, sul fiume Don, e si spense il giorno 5 presso l’ospedale da campo n.46.

Fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

La sua storia è raccontata in un libro di Fabio Mentasti “Aminto Carretto. Una vita al fronte: dalle trincee della Grande Guerra alla campagna di Russia” edito da Itinera Progetti.

 

Poche figure hanno attraversato la storia italiana del novecento lasciando un ricordo così indelebile come quella di Aminto Caretto. In un secolo caratterizzato da due devastanti guerre mondiali incarnò al meglio la figura di soldato valoroso trascorrendo quasi tutta la sua vita al fronte. Già nella Prima Guerra Mondiale infatti, il giovane Capitano Caretto guidò con coraggio il Reparto d’Assalto della IV Brigata Bersaglieri in numerosi teatri operativi, da Carzano a Cima Valbella, fino al Piave e alla vittoriosa controffensiva finale. Nel 1922 inoltrò domanda per essere dislocato presso le Truppe Coloniali d’Eritrea impegnate in Cirenaica. Rientrato in Italia nel 1926 viene inviato all’ 11° Reggimento Bersaglieri a Gradisca d’Isonzo. Nel 1940, promosso Colonnello, assume il Comando del Terzo Reggimento Bersaglieri che, dopo un breve periodo operativo nei Balcani, viene avviato sul fronte russo. Le terribili condizioni climatiche e la soverchiante superiorità numerica dell’Armata Rossa rivivono attraverso i documenti dell’epoca e i diari reggimentali ricostruendo, con dovizia di particolari, i nove cicli operativi che il Terzo effettuò tra l’estate 1941 e l’autunno 1942, e che culmineranno con la Battaglia di Natale. Attraverso la figura di Aminto Caretto l’autore non ripercorre quindi solo la storia del Terzo Bersaglieri, ma anche del Sesto, dell’Artiglieria a Cavallo e dei Cavalleggeri del Savoia Cavalleria e dei Lancieri di Novara, al fine di proporre un doveroso approfondimento sulla storia degli altri reparti che affiancarono le truppe Alpine nella campagna di Russia.

 

Da un estratto del libro

Gorlowka

I primi giorni di novembre vedono i Bersaglieri impegnati in violenti combattimenti di pattuglie dentro Gorlowka, supportati dal Reggimento Lancieri di Novara e dalla divisione di Fanteria “Pasubio”. Caretto il giorno 3 si reca dove l’azione è più violenta dando precise disposizioni su come organizzare la resistenza alle offensive nemiche. Il battaglione più impegnato stavolta è il XXV°, che a fine giornata ripiega ordinatamente sulle posizioni del XX°, non essendo riuscito a collegarsi con la “Pasubio”. La resistenza nemica è intensa.

Nei combattimenti di Gorlowka il reggimento ebbe a scontrarsi non solo con truppe regolari ma anche con partigiani che, una volta catturati, vennero trattati secondo quanto previsto dai regolamenti allora in vigore.

Il 5 arriva un fonogramma che preannuncia la sostituzione in linea di quasi tutto il Reggimento (il XX° e il XXV° Battaglione) con due battaglioni dell’81° Fanteria “Torino”. La sostituzione viene ultimata, sotto l’ennesimo acquazzone, nel pomeriggio del 6. I due battaglioni Bersaglieri si raccolgono quindi a Rikowo come riserva a disposizione del comandante dell’Ottantunesimo.

Il 9 a Caretto viene ordinato, con una colonna del suo Reggimento, di agire di concerto con la “Pasubio” per sbloccare la rotabile Gorlowka-Rikowo, liberandola da truppe nemiche. Ha ai suoi ordini il III/81°, una compagnia mortai sempre dell’81° e due dei suoi Battaglioni, il XVIII° ed il XXV°. L’azione, prevista per il giorno successivo, viene però annullata per portare urgenti aiuti all’80° Fanteria, intrappolato a Gorlowka.

Il XX° Battaglione deve puntare sullo sbocco sud di Gorlowka, passando a nord di q. 110,3 e per la pista Korosuni-Gorlowka. Insieme a tre plotoni della 73a Compagnia Cannoni giunge alla periferia di Gorlowka alle 4.30 del giorno 10, schierandosi in riserva divisionale. Qui arriva al comando del XX, Ten. Col. Nigra, l’ordine di operazioni n. 33 che prevede l’impiego del Battaglione, l’indomani, contro le posizioni nemiche di Nikitowka agli ordini del comandante del 79° Reggimento Fanteria.

Il XVIII° sosta sulle posizioni raggiunte, mentre il XXV° si schiera in avanti sul fronte di Rikovo, a disposizione del comandante dell’81° Fanteria. Entrambi i Battaglioni verranno impiegati per alleggerire la pressione del nemico. Il XVIII° alle 2 del mattino del giorno ed il XX° alle 3.15 puntano su Nikitowka, per liberare l’80° Fanteria, accerchiato dai russi.
La 5a/XX° e 6a/XX°, che sono le due Compagnie più avanzate, subiscono un attacco russo in forze, lo bloccano e contrattaccano, inseguendo il nemico per oltre un chilometro. Un ordine telefonico impone loro il disimpegno ed il rientro nelle linee.

Poco dopo giunge l’ordine di operazione n. 34 che prevede l’attacco su Nikitowka. La colonna d’attacco, agli ordini del Colonello Caretto, include i due Battaglioni Bersaglieri, XX° e XVIII°, e il III/79° Fanteria. Le perdite italiane sono di un ufficiale e 19 Bersaglieri caduti, 7 Bersaglieri dispersi e 43 feriti.

Riguardo alla giornata di scontri il Diario del “Terzo” riporta: “il Colonnello Comandante, alle ore 5,30 riunisce presso il Comando del XX° Btg, i Comandanti dei Battaglioni interessati e impartisce verbalmente gli ordini.

All’ora fissata (ore 8,30) ha inizio l’azione. Le compagnie avanzate del XX° Btg. (la 5a, la 7a e la 6a, a partire dalla sinistra), ciascuna appoggiata da un plotone mitraglieri (la 7a [appoggiata da] due plotoni) e un plotone pezzi da 47/32) partivano di slancio, ma subivano un tempo di arresto a causa della violentissima reazione avversaria (mitragliatrici, mortai e artiglieria).

Le Compagnie però, superata la resistenza procedevano avanti e con vigorosi assalti snidavano i difensori delle postazioni nemiche.
il contegno dei bersaglieri era veramente eroico”.
Un errato movimento del III/79° costringe Caretto a mandare in linea, di fianco
alla 5a/XX°, la 1a/XVIII°.

Queste due Compagnie sulla sinistra riescono ad avanzare mentre quelle a destra, la 7a, la 6a e la 2a/XVIII° che le supporta, sono inchiodate sul posto da un pesante fuoco di mortai e armi automatiche e, come scrive Caretto nel Diario: “facevano ogni sforzo per mantenersi sul posto”. La situazione si protrae per qualche ora. Intanto le compagnie sulla sinistra, con il Comandante del XX° alla loro testa, si spingevano fino alle prime case di Nikitowka.

Sempre il Diario del Reggimento riporta: “La 3a Compagnia veniva lanciata, per confortare l’azione già favorevole dell’ala sinistra, ma la reazione avversaria si dimostrava allora violentissima. il nemico era evidentemente trincerato su posizioni fortissime.
La 6a Compagnia, rimasta con un solo ufficiale, era costretta da serie minacce sul fianco ad arretrare, ciò che richiedeva analogo provvedimento tra le altre Compagnie della stessa ala, la 7a e la 2a. L’ala sinistra rimasta anch’essa in posizione critica teneva però duro, anzi faceva ancora dei progressi in avanti.

Verso le ore 16 la situazione si delineava in modo che ogni ulteriore pressione non portava che aumentare il numero già considerevole delle perdite.
Del resto il compito della Colonna d’attacco agli ordini del Colonnello Caretto veniva già raggiunto in pieno perché i bersaglieri si erano già attirati su di sé tutto il fuoco avversario, permettendo all’80° reggimento Fanteria di sbloccarsi.

I bersaglieri tenevano però ancora fino all’imbrunire finché tutto l’80° potè liberarsi dalla stretta con i mezzi e gli uomini quasi al completo.”
Alle 17 arriva la “Tagliamento” a sostituire in linea il XX°, che passa in riserva. Le perdite nemiche risultano rilevanti e, citando sempre il Diario: “Ogni velleità dell’avversario in quel settore si può dire fiaccata.”

Caretto ribadisce inoltre l’importanza della giornata e il magnifico comportamento del Reggimento: “L’azione dei bersaglieri segna una pagina di autentica gloria per l’eroismo e lo slancio di tutto; ne fanno testimonianza l’attestato di gratitudine del Colonnello Comandante l’80° Rgt Fanteria, il ringraziamento del Generale Comandante la “Pasubio”, l’elogio del Generale Comandante la 3a Divisione Celere e dell’eccellenza il Comandante il C.S.I.R. Generale Messe”.

Nell’azione sono caduti un ufficiale e 4 soldati; tra i feriti si contano 6 ufficiali e 125 Bersaglieri. Si conta anche un disperso. A questi vanno aggiunte le perdite del giorno precedente: un ufficiale e 19 Bersaglieri caduti, 7 dispersi e 43 Bersaglieri feriti.
Il giorno successivo, rimasti padroni del campo di battaglia, i Bersaglieri riusciranno a recuperare le salme di 6 loro commilitoni.

Il 14 Caretto annota sul Diario che il comandante della “Celere” lo ha proposto per una medaglia d’argento “sul campo”. Nella notte pattuglie del “Terzo” recuperano altre 10 salme di Bersaglieri e quella di un sottufficiale. Le perdite della giornata consistono in un ferito e due congelati.

Così scrive, a cose finite, il Colonnello Chiaramonti:

“13 Novembre 1941 XX
AL COMANDO DEL 3° REGGIMENTO BERSAGLIERI
A nome mio, degli ufficiali e dei fanti dell’80°, mi è gradito esprimere la più profonda gratitudine per il generoso, coraggioso e sanguinoso sforzo compiuto nei giorni 11 e 12 corr. del 3° Reggimento Bersaglieri contro le forze sovietiche di Nikitowka, allo scopo di alleggerire le pressione e consentire lo sbloccamento del mio reggimento asserragliato nelle abitazioni.
Elevando il commosso e reverente pensiero ai Vostri gloriosi Caduti accomunati ai Caduti dell’80° che hanno offerto l’estremo sacrificio nel nome del comune Ideale, sono certo che i vincoli di intimo fraterno cameratismo sorti sul campo di battaglia, resteranno imperituri nei cuori e negli spiriti dei due reggimenti.

IL COLONNELLO COMANDANTE f/to E. Chiaramonti”

 

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