Il Ministero della produzione bellica era un dicastero del governo italiano, istituito nel 1943 con il fine di coordinare, controllare e, tutelare l’industria strategica di interesse per la sicurezza nazionale.

Storia

Commissariato Generale per le fabbricazioni di guerra

Nel 1935 viene istituito il  “Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra” (CoGeFaG), alle dirette dipendenze del capo del governo. Il commissariato venne presieduto dal generale Alfredo Dallolio, prima, e dal generale Carlo Favagrossa a partire dal 1939.

Sottosegretariato di stato per le fabbricazioni di guerra

Nel 1940 venne trasformato in Sottosegretariato di stato per le fabbricazioni di guerra (FabbriGuerra)

Ministero della produzione bellica (MiProGuerra).

Nel 1943 divenne Ministero della produzione bellica
Il ministero venne soppresso dal governo Badoglio l’anno successivo e le sue competenze furono assorbite dal Ministero dell’industria, del commercio e del lavoro.

Attività

Il Ministero ereditò le funzioni svolte precedentemente dal sottosegretariato di stato per le fabbricazioni di guerra e ancor prima dal Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra.
Erano in tal modo centralizzate in un unico organo gli affidamenti delle commesse militari e soprattutto le funzioni di indirizzo, controllo e gestione delle attività produttive e di ricerca tecnologica dell’industria bellica italiana (gli “stabilimenti ausiliari”), del relativo personale e dei mezzi impiegati.

Al ministero competeva, in coordinamento con le autorità preposte, la verifica dell’affidabilità morale e politica degli operai delle imprese coinvolte negli appalti e costituiva l’interfaccia tra il comando supremo delle forze armate e le imprese per quanto riguarda le politiche seguite per la ricerca scientifica, tecnologica ed industriale sia militare che civile.

Era inoltre l’ente responsabile della raccolta e della requisizione di prodotti siderurgici riutilizzabili (rottami di ferro, acciaio o ghisa, campane degli edifici di culto, cancellate, sedili e fontanelle in ferro e ghisa) per ricavarne materiali utili ai fini bellici.

Infine, era l’organo designato per la cura dell’osservanza del segreto industriale riguardante la produzione militare.

Anche gli istituti e scuole tecniche industriali fino al 1940 erano stati dichiarati stabilimenti ausiliari di guerra sotto il diretto controllo del Cogefag.

Manteneva il contatto con il territorio attraverso una serie di delegazioni interprovinciali.

IN LAVORAZIONE

COGEFAG

Il  COGEFAG doveva assicurare la razio­nale distribuzione delle maestranze, delle materie prime e delle lavora­zioni tra le varie industrie, coordinando i programmi di approvvigiona­mento delle tre Forze Armate con la capacità produttiva delle industrie e la scala delle priorità. Il giorno dopo aver preso cognizione del decreto. cioè il 24 settembre 1935, il Sottosegretario alla marina, ammiraglio Domenica Cavagnari, scriveva una vibrata lettera di protesta a Mussolini, in cui dichiarava che la Marina poteva accettare esclusivamente una “coordinazione” limitata alle sole “armi e munizioni” (come era avvenu­to durante la prima guerra mondiale) ma non anche “a costruzioni complesse ed esclusive come quelle delle navi” e delle loro “pani di dotazione ed allestimento” (“): con ciò ponendo esplicitamente sul tappeto uno degli aspetti maggiormente condizionanti dell’effettiva possibilità di coordinamento della produzione militare, cioè quello della mancata integrazione interforze.

Il COGEFAG comprendeva tre servizi:

  • Ispettivo
  • Mobilitazio­ne industriale
  • Osservatori Industriali

nove “Delegazioni interprovinciali” (DELEGAF) costituite sulla base delle zone del SO!, e corrispondenti ai “comitati regionali” previsti dall’art. 4 della allora vigente legge sulla ONG, nonché un organo consultivo, che di fatto sostituiva il CMC: la Giunta centrale.composta di 23 membri (rappresen­tanti della Confederazione fascista degli industriali e dei sindacati, esperti e direttori generali dei dicasteri economici). Commissario gene­rale era, nella sua qualità di presidente del CMC, il generale Dallolio.

Il COGEFAG fu mantenuto anche dopo la smobilitazione: nel 1939 aveva 771 dipendenti (fra cui 32 funzionari e 90 impiegati civili), mentre gli stabilimenti controllati, che nel luglio 1936 avevano raggiunto il massimo di 1.238 (con circa 600 mila addetti) scesero nel dicembre 1937 al minimo di 872.

Nell’agosto 1939 il generale Dallolio si dimise, lamentando che i poteri del COGEFAG non fossero stati aumentati, come aveva richiesto, restando largamente inferiori a quelli a lui attribuiti durante la seconda fase della prima guerra mondiale in qualità di Ministro per le Armi e

munizioni, e fu sostituito dal generale Carlo Favagrossa. Anche Fava-grossa, come Spigo, scrisse nel dopoguerra un interessante libro di memorie (Perché perdemmo la guerra. Milano. 1946), sottoposto pe­raltro da Fonunato Minniti ad una serrata e penetrante verifica critica (a). Sulle funzioni del COGEFAG esiste anche un ampio e dettagliato studio a carattere giuridico di Agostino Padoan. Disciplina delle Fabbricazioni di guerra, Roma, 1941.

Nell’imminenzadell’entrata in guerra, due giorni dopo l’approvazio­ne delle tre leggi sull’ordinamento della nazione per la guerra, sulla disciplina dei cittadini in tempo di guerra c sull’ordinamento della Commissione suprema di difesa, il Commissariato generale venne tra­sformato, con rd 23 maggio 1940, n. 499, in Sottosegretariato di Stato per le fabbricazioni di guerra (Fabbriguerra).

Il sottosegretariato aveva sede in via Sallustiana 53 e in via Giosuè Carducci 3.

Comprendeva: una segreteria (con i servizi diagrammazione statistica, informazioni e biblioteca), una Divisione affari legali, un comando R. Guardia di Finanza retto da un tenente colonnello, e tre Direzioni. La prima Direzione (della Mobilitazione industriale e produ­zione bellica) era retta dal colonnello Attilio Lazzarini. e comprendeva le divisioni Industrie belliche, Servizi logistici e Chimici esplosivi. La seconda Direzione (Materie prime metalliche per le industrie belliche) era retta dal generale Camillo Calamani e si articolava nelle Divisioni Metalli ferrosi, Metalli non ferrosi e Miniere e metallurgia. La terza Direzione (Disciplina delle industrie belliche, personale e servizi ammi­nistrativi), retta dal generale Giovanni Marciani, comprendeva due sole Divisioni (Personale industria bellica-disciplina e vigilanza stabilimenti, e Personale del fabbriguerra e servizi amministrativi). Tutti i capi divisione (tranne l’ultimo, che era un funzionario civile).erano colonnelli

(12) . htinniti E. op. vit.. p. 330. il quale fa risalire proprio a Favagrossa la respon­sabilità di una’ concezione riduttiva delle funzioni del Miproguerra la quale di fatto ussecondava la palese volontà di ciascuna delle Ire armi di continuare a provvedere in perfetta autonomia • sia nei confronti dell’organo delle fabbricazioni di guerra o del Comando supremo che delle altredue.all’appmvvigionamentodellearmi e dei mezzi-. Cfr. pure Id.. problema degli armamenti nella preparazione militare italiana (1935­1943). in Storia contemporanea n. I (febbraio). 1978. pp. 541.

 

dell’Esercito o del Genio navale.

Dal Fabbriguerm dipendevano inoltre un Ispettorato tecnico (artico­lato in quattro Reparti) e due Servizi Ispenivi, Tecnico (SIT) e Discipli­nare (SID). per il controllo delle Delegazioni Interprovinciali, salite nel frattempo da 9 a I l (Torino. Milano provincia. Milano-Lombardia. Bologna. Roma. Napoli. Palermo. Cagliari. Genova. Firenze. Venezia). Nel giugno 1940 il sottosegretariato controllava 1. I 73 stabilimenti con quasi un milione di dipendenti.

Le attribuzioni del Sottosegretario furono disciplinate dal rd 12 gennaio 1942. n. 464. frutto di una nuova e più incisiva politica di coordinamento interforze impressa dal maresciallo Cavallero dopo l’ef­fettiva assunzione della carica di Capo di stato maggiore generale. uguale aveva del resto potenziato il Comitato superiore tecnico armi e munizioni (CSTAM) costituito presso il Coniando supremo, trasfomiandolo in organo di coordinamento degli approvvigionamenti di Forza Armata.

Il successore di Cavallero, generale Ambrosio. intese separare in modo più netto il coordinamento delle operazioni (affidato al Comando supremo) da quello della produzione bellica.

A tale scopo con i rr.dd. 6 e 12 febbraio 1943. nn. 24 c 25 il sottosegretariato fu elevato a ministero della Produzione bellica (Miproguerral. cui furono devolute anche le attribuzioni delle amministrazioni militari relative all’apprestamento e all’approvvigionamento dei materiali bellici e il coordinamento generale della produzione bellica per quanto concerneva i prezzi e le unificazioni dei tipi (rr.dd. 8 e 22 marzo e 22 aprile 1943, nn. 219.261 e 329).

Secondo questo ordinamento gli stati maggiori determinavano il fabbisogno di ciascuna Forza Armata, mentre il Comando supremo, avvalendosi del Comitato superiore tecnico anni e munizioni. coordina­va e vagliava le richieste dei mezzi e materiali bellici, inoltrando a Miproguerra quelle di sua competenza. Con i regi decreti 8 e 22 mano e 22 aprile 1943 (nn. 219.261 e 329) furono trasferite al nuovo ministero le attribuzioni dei ministeri della Guerra. della Marina e dell’Aeronauti­ca, e in particolare le direzioni generali “tecniche” (motorizzazione. genio, artiglieria) del ministero della Guerra e le divisioni dei dicasteri della Marina e dell’Aeronautica che si occupavano della produzione non specializzata (eccettuati scafi e motori navali, cellule e motori aeronau­tici). Dal munta 1942 il generale Figyaginsaa era anche divenuto

Commissario generale peri combustibili liquidi. carburanti e lubrificanti (Cogecarbuouni). incaricato della lavorazione, distribuzione e accanto­namento dei prodotti petroliferi.

La razionale gestione economica delle risorse disponibili, imponeva una razionalizzazione dell’intero settore industriale bellico. composto da un gran numero di ditte “a potenzialità limitata-. Non essendo mai stata decretata, nel corso del secondo conflitto mondiale, la mobilitazione generale. mancavano gli strumenti giuridici per realizzare questo indi­spensabile riordinamento del quale si discusse in una riunione promossa dal Fabbriguerra il 31 luglio 1942.

L’idea, condivisa dagli organi tecnici del ministero dell’Aeronautica e dalla Confederazione fascista dell’industria (il cui direttore generale era Giovanni Balella). era di costituire, per ciascun settore della produzione bellica, Gruppi aziendali raggruppati attorno alle principali ditte.

Il Ministro dell’Aeronautica costituì a tale scopo un Consiglio dell’Industria Aeronautica: quello della produzione bellica costituì tre Comitati. per la motorizzazione. le armi e le munizioni e per le telecomu­nicazioni. Nel Consiglio e nei tre Comitati figuravano i rappresentanti delle industrie (rispettivamente 10.9, Me IO). il presidente del Comitato superiore tecnico anni e munizioni, i direttori generali -tecnici” dei dicasteri militari e del M i proguerra. il direttore generale della Confindu­stria, e un rappresentante del “Gruppo costruttori aeronautici italiani”

Giallferran), cioè dell’associazione di categoria delle imprese aeronautiche.

Tuttavia. a causa del precipitare della situazione militare, questo avvio di razionalizzazione dell’industria militare rimase senza effetto. II n1127 gennaio 1944, n. 24 sopprimeva il Miproguerra. ripartendone le attribuzioni fra gli altri ministeri militari c il ministero dell’Industria. commercio e lavoro. A quest’ultimo sarebbe spettato il controllo sugli stabilimenti delle industrie private che esplicavano attività inerenti alle fabbricazioni di guerra, limitatamente alla parte disciplinare, restando affidato agli enti militari il controllo tecnico tramite non più un servizio centralizzato degli osservatori militari (SOI-SIT), bensì tramite gli Uffici tecnici dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica: nonché il coordi­namento generale dei programmi delle lavorazioni occorrenti alle Forze Annate, alla Marina mercantile e alle altre amministrazioni dello Stato.

e la ripartizione fra le stesse delle materie prime. In caso di disaccordi fra i ministri interessati e quello dell’industria, avrebbe deciso il capo del governo ai sensi della legge 24 dicembre 1925, n. 2263. Ai ministeri interessati veniva restituita la potestà di provvedere agli approvvigiona-menti dei prodotti di fabbricazione estera e di speciali caratteristiche tecniche che risultasse necessario avere a disposizione. Ai ministeri militari venivano pure restituite le attribuzioni relative all’apprestamento e all’approvvigionamento di mezzi e materiale bellico. Le funzioni delle delegazioni interprovinciali, anch’esse soppresse, erano restituite ai Consigli provinciali dell’economia e agli Uffici tecnici periferici delle Forze Armate.

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